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Nuovo Blog!
Sinistra Giovanile
Sezione di Piedimonte Matese
Ce ne scusino i gestori dei blog di Excite,
ma noi cambiamo casa!
Nonostante sia tuttora in costruzione,
ci siamo definitivamente trasferiti su:
www.sgpiedimonte.splinder.it
venite a trovarci presto e lasciate commenti! Non dimenticate che potete scriverci anche sul nostro forum che trovate tra i link del nuovo blog!
Allora a presto!
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 15:40
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"La riforma Dini non basta più, se non si rimette mano al sistema i giovani di oggi non prenderanno la pensione". Fassino: "Non è uno scandalo lasciare il lavoro a 60 anni"
ROMA - Ma non è che sulle pensioni cade il governo? "Mi auguro di no. Credo che una crisi non la voglia nessuno, neppure Bertinotti", assicura Piero Fassino, segretario dei Ds. "Ma è chiaro che questo comporta che ciascuno faccia uno sforzo per arrivare ad un accordo".
Neanche il presidente della Camera, la vuole. Però ammette che il rischio esiste. Lei no? "Dobbiamo sapere che i problemi hanno una loro verità e con i problemi bisogna fare i conti anche quando sono difficili e implicano scelte complesse".
Ma il rischio c'è o no? "Il rischio esiste, ma io penso che una intesa sia possibile. Nessuno può oggi caricarsi sulle spalle la responsabilità di non fare la riforma delle pensioni e al tempo stesso aprire una crisi politica dagli esiti imprevedibili".
Però si assiste a una diatriba infinita tra riformisti e sinistra radicale: non ci potevate pensare prima, stendendo il programma, che questa storia della previdenza era incandescente? "Guardi che nel programma non c'è scritto solo che si deve superare lo scalone ma anche che bisogna guadare alle dinamiche demografiche che impongono un riassetto del sistema previdenziale, incluso livello e modalità dell'età pensionabile. Noi non vogliamo punire nessuno bensì uscire da una situazione in cui ogni due anni si riparla di pensioniRiconoscerà che lo scontro si è un tantino radicalizzato... "Già. Ma resto convinto che le condizioni per un accordo ci sono. Ci sarà pure una ragione per cui negli ultimi 20 anni tutti i paesi industriali hanno messo mani alla previdenza. Bene, la ragione sta nella curva demografica e nelle dinamiche del mercato del lavoro".
Anche l'Italia l'ha fatto... "Si, solo che ora la riforma Dini non basta più a garantire l'equilibrio finanziario. Se non ci si rimette mano c'è il rischio che lavoratori in carne ed ossa quella pensione non la prendano mai. E che non la prende chi comincia a lavorare adesso".
E tuttavia alcuni senatori, a suo tempo imbarcati, ora minacciano di votare contro. Che vi aspettavate? "Se un senatore vota a favore o contro dovrebbe deciderlo solo ad accordo raggiunto. E' opinabile annunciare voti così. Meglio aspettare che il governo faccia la sua proposta".
Riformisti, sinistra radicale e ora pure "pentiti", se così si può dire. Guardando al Partito democratico: non doveva parlare una sola voce? "Il Pd vuole essere il partito dei riformisti, non di tutto il centrosinistra. Non abbiamo mai preteso di rappresentare Rifondazione e neppure Mastella".
Secondo lei, che effetto fanno sull'elettorato tutti questi annunci su scalone, scalini, finestre? "Creano certamente sconcerto, ma l'elettorato è fatto di italiani che hanno buon senso. Poiché le aspettative di vita superano gli 80 anni, risulta evidente alla maggioranza dei cittadini che non è uno scandalo andare in pensione a 60: quasi tutti a quell'età sono vitali". Sicuro? "Il 50% di quelli che hanno diritto ad andare in pensione a 57 anni continua a lavorare fino a 60. Diciamo che c'è una tendenza naturale. Tanto più che adesso si entra nel mondo del lavoro più tardi per cui alla fine il saldo degli anni lavorati è sempre lo stesso".
Secondo Bertinotti c'è un lavoro più usurante: quello degli operai. "La sua distinzione tra operai e impiegati è ideologica e insostenibile. Ci riporta indietro di trent'anni. E in questi trent'anni abbiamo lavorato proprio per superare la visione manichea secondo cui l'operaio è buono e l'impiegato è meno buono".
Per lei, quali sono i lavori usuranti? Gli operai di Bertinotti o anche le badanti, gli infermieri, i camionisti... "E' possibile individuare i lavori usuranti affidandosi alle normative contrattuali che già segnalano i lavori onerosi. Ma un conto è riconoscere la fatica e lo stress, un altro è dare una lettura manichea dei problemi che non convince".
Sta di fatto che Rifondazione guarda agli operai e giudica socialmente intollerabile alzare l'età pensionale e i riformisti vogliono scalini e incentivi. Allora, che mediazione si può fare? "Intanto agli operai guardo anch'io. Ma la proposta deve avanzarla il governo e dunque non mi arrogo questo diritto".
Avrà un'idea, però... "Penso che lo scalone si possa superare con scalini più graduali, oppure adottando il metodo delle quote fondato sull'incrocio tra anni contributivi ed età. Infine, che bisogna ricorrere anche ad incentivi. E' illusorio invece puntare solo a questi ultimi. Ma ripeto: tocca al governo pronunciarsi".
A questo proposito: avete stilato un dodecalogo in cui si diceva che era Prodi a decidere. Poi siete tornati indietro. Ora tocca di nuovo al premier. Non le sembra una situazione confusa? "No, le cose sono chiare. C'è un ministro, cioè Damiano che da mesi lavora d'intesa con Prodi e Padoa-Schioppa. Adesso sarà il premier a fare la sintesi".
Chiare? Si vedono liti, scontri, strappi. Non c'è il rischio di una crisi di immagine anche all'estero? Già fioccano i rimproveri delle istituzioni internazionali. "Su questo, c'è la responsabilità di tutti, della politica come del sistema mediatico. Ricordo in ogni caso che in un anno abbiamo risanato i conti pubblici".
Se la prende con i giornalisti? "No, ma le faccio un esempio: sono settimane che si parla solo di scalone, che si guarda solo all'albero e non alla foresta".
La foresta sarebbe? "Che il governo ha già stanziato 2,5 miliardi per aumentare le pensioni più basse e rende più sicure quelle dei precari, finanziare gli ammortizzatori sociali e sostenere la competitività. Ebbene, questa notizia è, per così dire, archiviata. Viviamo in un tempo in cui ci si occupa solo dell'uomo che morde il cane. Il contrario, è troppo normale e quindi non se ne parla".
Come dovrebbe porsi il Pd del domani sul tema pensioni? "Proprio come ci stiamo ponendo nel dibattito in corso. Vogliamo un meccanismo equo e giusto e pensioni dignitose".
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 08:58
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Il 3 luglio al Botteghino conferenza stampa di presentazione festa nazionale Sinistra giovanile
Il 3 luglio alle ore 11 presso la Direzione nazionale dei Ds in via Nazionale, nella sala Willy Brandt, si terrà la conferenza stampa di presentazione della Festa nazionale della Sinistra giovanile, che aprirà i battenti a Livorno il prossimo 5 luglio per durare fino al 22. Alla conferenza hanno preso parte il responsabile Organizzazione della segreteria nazionale dei Ds Andrea Orlando, il segretario nazionale della Sinistra giovanile Fausto Raciti e la coordinatrice della segreteria nazionale dei giovani Ds Sara Battisti. Saranno tre settimane intense afferma Fausto Raciti , piene di politica, in cui la nostra organizzazione si misurerà nella sfida della costruzione del Partito democratico. Molti e significativi gli appuntamenti politici previsti alla Festa nazionale dellorganizzazione giovanile dei Ds. Tra gli altri, saranno presenti il 17 luglio il segretario nazionale della Quercia Piero Fassino e, nello stesso giorno, il presidente di Libera don Luigi Ciotti, il 13 luglio il ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri, il 20 luglio il ministro del Lavoro Cesare Damiano, il 19 luglio il ministro della Famiglia Rosy Bindi e il 18 luglio il presidente della Regione Piemonte Mercedes Presso.
Con questi e molti altri ospiti conclude Raciti proveremo ad affrontare i temi che ci stanno più a cuore e che vogliamo siano presenti nel processo di costruzione del nuovo soggetto politico dei riformisti, primo fra tutti la laicità, e poi la lotta alla precarietà, il sapere, la giustizia sociale, le pari opportunità e non ultimo quale sarà la forma organizzativa che il Partito democratico intende darsi e la cittadinanza che vi avranno le generazioni più giovani.
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 16:33
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Veltroni e il comunista
La novità e l'importanza di ciò che è avvenuto con la discesa in campo di Walter Veltroni consiste essenzialmente - mi pare - nel fatto che la costruzione di un partito davvero nuovo (cioè diverso da quelli attuali) ha compiuto un passo avanti serio. Non siamo più alla sommatoria di vecchi ceti politici. Veltroni ha cominciato a definire la fisionomia del nuovo partito. Una forza che si candida a governare una società moderna molto complessa e frammentata come quella italiana uscendo dai vecchi schemi dentro e indicando le condizioni possibili perché questo paese possa ricominciare a «stare insieme». Non c'entrano niente i buoni sentimenti. C'entra la consapevolezza di quali sfide stanno davanti alla nostra patria, e quindi, della necessità di un nuovo patto di cittadinanza. Un patto «inclusivo» non solo tra generazioni e interessi diversi ma tale da far fronte a quella sorta di «secessione silenziosa» del Nord dal Mezzogiorno che si finge di non vedere. Veltroni non si è nascosto affatto la gravità della crisi e la drammaticità dei problemi irrisolti. È in risposta ad essi che ha delineato una idea del futuro del paese che non è astratto perché è sorretta dalle costruzione di una nuova soggettività politica e culturale: quel tipo di forza che qualcuno di noi si era azzardato (da tempo) a chiamare «un partito nazionale». Perchè così - e solo così - si giustifica la nascita di un nuovo partito all'interno del quale la sinistra non cancelli la sua grande storia. Una forza nuova per una situazione storica nuova. Così come accadde, del resto, con la nascita dei partiti operai al passaggio dall'agricoltura all'industria oppure come si rispose al tramonto dell'età liberale e all'avvento della società di massa: da sinistra con Roosevelt e la socialdemocrazia e da destra con un partito totalitario di massa. Insomma, io penso questo. E qui sta la ragione del mio giudizio così positivo su ciò che è avvenuto a Torino. Ma è proprio questo evento, proprio per il suo essere così carico di nuovi sviluppi e nuove aspettative, che non chiude ma apre nuove riflessioni. Esso chiama le culture politiche (a cominciare da quella da cui vengo) a confrontarsi non solo con le persone ma con la sostanza della crisi italiana, che è non solo economica e sociale ma si configura ormai come crisi della democrazia repubblicana. C'è, infatti, una ragione se la costruzione di un partito democratico è una impresa così difficile e niente affatto moderata. La ragione è che si scontra con forze molto potenti. Pietro Scoppola ha ragione quando ci invita a chiederci se (cito) «nella storia del paese non ci siano motivi profondi di resistenza se non di incompatibilità rispetto al progetto del partito democratico». E risponde che la formula dei «riformismi che si incontrano» è superficiale perché non dà conto del problema di fondo, tuttora irrisolto, che è la sostanziale incompiutezza (cito ancora) «del processo fondativo della democrazia nel nostro paese. Perché l'amara novità è questa: quel processo, del quale sono state poste le promesse con la Costituzione, non è stato compiuto né a livello etico, né a livello di cittadinanza; né a livello istituzionale». È evidente. Qui sta la missione del partito democratico. Una missione difficile sia per le ragioni accennate e che stanno dentro la storia italiana, ma che è resa più difficile per l'impatto che il processo reale della globalizzazione sta avendo su un sistema politico debole come quello italiano. È di questo che si parla troppo poco. E io continuo a stupirmi quando leggo che anche uomini di grande intelligenza sostengono che il problema del partito democratico consiste essenzialmente nella scelta tra i fautori del mercato (il filone liberal) e i fautori del vecchio intervento statale (il filone socialdemocratico). Ma dove vivono? È perfino ovvio e in sé non è affatto un male, (anzi, in sé, è un portato del progresso) il fatto che nel mondo globale lo Stato ha perso la sovranità assoluta e che quindi non è più il solo garante della vita sociale politica e culturale di un popolo-nazione. Ma il grande problema è che questo vuoto non è stato riempito. E non è stato riempito non perché i politici si intromettono troppo nelle «logiche» di mercato ma perché lo Stato ha perso anche il monopolio della politica. Non è poco. Significa che non è più lui il garante della sovranità popolare cioè dei diritti uguali di cittadinanza. E ciò perché sono entrati sulla scena (come sappiamo) altri poteri molto potenti, non solo economici e finanziari, ma anche scientifici, mediatici, culturali. Io non apprezzo affatto, e tanto meno giustifico le derive oligarchiche e autoreferenziali della politica, ma credo che dopotutto sta anche qui la ragione della sua crisi così profonda. Più la politica conta meno nel senso che non è in grado di prendere le «grandi decisioni», quelle che riguardano il destino della «polis», più la politica si attacca al sottopotere e al sottogoverno. E così la democrazia si svuota e aumenta il distacco dalla gente. E si crea quel circolo vizioso per cui a una elites auto referenziale e poco rappresentativa si contrappone una società che si frantuma e si ribella al comando politico. Se questa analisi è corretta anche quei miei amici che rappresentano il filone «liberal» dovrebbero cominciare a pensare che la vecchia dicotomia tra Stato e mercato non ha più il significato di una volta. La socialdemocrazia non c'entra. È del tutto evidente (come è stato detto e stradetto) che lo squilibrio crescente tra il «cosmopolitismo» dell'economia e il «localismo» della politica ha travolto le basi del vecchio compromesso socialdemocratico. Ed è anche vero che il neo-liberismo non solo ha vinto, ha stravinto ed è diventato da anni la ideologia dominante. Ma posso cominciare a chiedermi se le cose, le cose del mondo nuovo, lo strapotere della finanza mondiale, il sommarsi di ingiustizie abissali con la formazione di una nuova oligarchia straricca, posso cominciare a ragionare senza tabù anche sul rapporto tra mercato e sfera pubblica e sociale? Attenzione, non sul mercato come strumento essenziale dello scambio economico, evidentemente, ma come pretesa di essere il presupposto di ogni sistema sociale e di rappresentare la risposta ai bisogni di senso, di nuove ragioni dello stare insieme a fronte del venir meno delle vecchie appartenenze Veltroni ha ragione nel sottolineare la necessità di creare nuove risorse se vogliamo produrre servizi e capitali sociale (la vera povertà italiana). E queste risorse non le produce lo Stato. Per cui diventa sacrosanto tutto il discorso contro le rendite, i parassitismi, i protezionismi, ecc. E quello sulle liberalizzazioni. Ma Veltroni ha collocato queste affermazioni in un quadro molto più ampio e molto più moderno. Ha reso evidente che se la crescita non si accompagna alla creazione di nuove istituzioni (politiche, sociali, nuove relazioni sociali, capitale sociale) capaci di consentire a una società di individui di diventare cittadini, persone, cioè non solo consumatori ma creatori di se stessi, capaci di esprimere nuove capacità, noi non riusciremo mai a evitare le nuove emarginazione e le nuove miserie. Così la società si disgrega. I dati sull'apprendimento scolastico al Nord e al Sud sono impressionanti. Non è questione di soldi. I soldi ci sono. Mancano fattori sociali e culturali (le cose che fanno diversa l'Emilia dalla Calabria) che non possiamo affidare alle sole logiche di mercato.
Spero che si capirà il senso di queste mie osservazioni. Esse nascono dall'assillo di chi da tempo è dominato dalla necessità di uscire da vecchie visioni, e pensa che il problema di una nuova politica economica è creare un circolo virtuoso tra crescita e coesione sociale, tra politica ed economia. Abbiamo bisogno di un nuovo pensiero e una rivoluzione culturale. E torna in me, vecchio comunista italiano, il senso profondo della eresia gramsciana, l'idea della rivoluzione italiana intesa prima di tutto come rivoluzione intellettuale e morale. Io sogno un nuovo partito il quale faccia leva con più decisione di quanto non abbia fatto la vecchia sinistra classista sul fatto che l'avvento della cosiddetta economia post-industriale e della società dell'informazione richiede e, al tempo stesso, esalta risorse di tipo nuovo, non solo materiali: risorse umane, saper fare, cultura, creatività, senza di che la tecnologia non serve a niente; risorse organizzative senza di che è impossibile gestire sistemi complessi; risorse ambientali e relative alla qualità sociale; e quindi - di conseguenza - beni cosiddetti «relazionali», cioè rapporti sociali e istituzioni capaci di produrre fiducia, cooperazione tra pubblico e privato. Insomma un nuovo ethos civile, essendo questo il solo modo per dare ai «poveri» la possibilità di non essere messi ai margini. Far emergere, in alternativa alla ricetta neo-liberista, l'altra possibilità insita nel post-industriale, e cioè il fatto che una nuova coesione sociale può diventare lo strumento più efficace per competere. Forse non è una grande scoperta. Ma a me sembra il solo modo per la sinistra di dare un fondamento strategico alla sua iniziativa, intendendo la strategia come la capacità di spostare i rapporti di forza e di intervenire dentro i processi reali, volgendo a proprio vantaggio la dinamica oggettiva dei cambiamenti che si producono. Abbiamo bisogno di una nuova analisi politica per capire se nella realtà effettuale, e non nei nostri desideri, sono aperte delle contraddizioni e delle linee di conflitto sulle quali si possa innestare una grande iniziativa politica.
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 16:27
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Bicentenario della nascita di Garibaldi. Lo Stato ricorda al Senato lEroe dei due mondi
A 200 anni dalla nascita le massime autorità dello Stato celebrano a palazzo Madama la figura di Giuseppe Garibaldi, un «rivoluzionario disciplinato» come lo ha definito il presidente del Senato Franco Marini nel suo intervento in aula accanto al presidente della Camera Fausto Bertinotti e alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e a diversi rappresentanti del governo, fra i quali il vice premier Francesco Rutelli, il ministro della Difesa Arturo Parisi il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti. La definizione di «rivoluzionario disciplinato», ha detto dice Marini, «mi sembra efficace» perchè riassume il suo «movimentismo, la sua fede nell'azione, nel fare, con il suo radicato senso delle istituzioni: lui, repubblicano, che consegna l'Italia meridionale al Re Vittorio Emanuele II. Lui, che pronuncia il celebre 'obbedisco', frenando il suo impeto per la liberazione di Roma prima del tempo». Marini ha sottolineato come l'Eroe dei due mondi rimanga molto amato nell'immaginario e nel sentimento popolare, «e meno in quello di talune elités colte e intellettuali. Eppure ritengo che il suo carattere vitale e vulcanico rimanga iscritto profondamente nel nostro carattere nazionale». Garibaldi fu, al tempo stesso, animato «da uno spirito pragmatico e duttile. Non si fermava mai di fronte alle sconfitte. Piuttosto ne faceva tesoro per cercare il modo di vincere». «E ritengo - ha proseguito la seconda carica dello Stato - che la sua figura e il suo impegno dovrebbero essere riletti, senza pregiudizi ideologici, senza occhiali interessati a parziali verità storiche. Comprendere a fondo Garibaldi vuol dire, infatti, comprendere e amare il nostro straordinario e multiformePaese, le nostre tante identità locali di Paese non centralista, le nostre diversità culturali, le nostre tradizioni». «Auspico vivamente che l'occasione di questo Bicentenario, che ha già stimolato nuove letture e riflessioni, possa impegnare i nostri giovani a capire questo grandioso personaggio - ha concluso Marini - nella sua italiana intelligenza e semplicità, nella sua passione al servizio di una Repubblica democratica da costruire, che lui immaginava e mai vide compiersi».
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha reso omaggio a Giuseppe Garibaldi, restituendo il busto a lui dedicato nel luogo solenne del Salone Italia di Palazzo Madama e ha detto che la sua figura «del passato storico è espressione di idealità ancora vive della democrazia italiana». E' ancora attuale oggi Garibaldi? «Altrimenti non saremmo qui. A rendere omaggio non tanto ad una figura del passato storico ma a una espressione - ha detto Napolitano - di idealità ancora vive della democrazia italiana, come ha detto benissimo il senatore Zanone nell'aula del Senato. Sono molto contento di questa cerimonia e della restituzione del busto di Garibaldi al luogo più solenne del Senato».
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 16:09
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Addio Gayleft, viva Gaydem
Articolo di Andrea Benedino e Anna Paola Concia, portavoce nazionali di Gayleft e membri del Comitato politico Ds, da "L'Unità" 4 luglio 2007
Eccoci, tutte e tutti, esercito di democratici ad affrontare una prova davvero speciale, quella di dare vita ad un partito nuovo, ad una nuova prospettiva per la politica italiana, ad un sogno nuovo, perché no? La candidatura di Veltroni ci dà una mano, e la dà soprattutto a chi, come noi, pensa che la politica sia fatta molto di piccoli gesti quotidiani, di una costruzione paziente di terreni comuni dove sperimentare lo stare insieme tra persone diverse, e che proprio quella diversità sia la ricchezza per «fare» un mondo nuovo. L'unica ricchezza. Noi, in questi anni, come Gayleft, tutti insieme, in tante città italiane, da Torino a Siracusa, da Trieste a Napoli, da Milano a Roma, da Verbania ad Avellino, da Bologna a Bari, abbiamo lavorato per cambiare la cultura politica dei Ds rispetto ai diritti civili, da non contrapporre ai diritti sociali, anzi, da tenere insieme, legare. Lo abbiamo fatto convinti che i diritti degli omosessuali siano innanzitutto diritti umani, e perché una società se vuole essere davvero civile deve fare i conti con questi diritti negati. Lo deve fare. Perché i diritti umani SONO una priorità. Dietro langolo, altrimenti, cè la barbarie. In questi anni, in questi mesi tante e tanti di noi hanno accettato la sfida di costruire il Pd. Tanti e tante, invece, tra noi di Gayleft hanno scelto di andarsene. È la vita, è la politica. Questi sono tempi di scelte. Ma noi sappiamo quanto lesperienza del coordinamento degli omosessuali abbia inciso nella politica della sinistra, dei Ds, grazie al contributo di tutte e tutti i compagni e le compagne che nel territorio hanno lavorato sodo. Questo è il nostro patrimonio ed è patrimonio di tutti. Alcuni lo metteranno a disposizione della Sinistra Democratica, altri dentro la fase costituente del futuro Pd. Sapendo che la nostra è una battaglia comune, e più siamo ad incidere, anche in luoghi diversi, e più efficaci saremo. La sfida che noi abbiamo scelto di raccogliere è quella del Partito Democratico. È una sfida difficile ed affascinante al tempo stesso: quella di contaminare quel progetto con la nostra cultura politica. Per arricchirlo. E per far sì che quel partito possa essere affascinante almeno per una parte di quel popolo di persone che ha affollato il 16 giugno scorso le strade di Roma e Piazza San Giovanni in occasione del Gay Pride, chiedendo alla politica italiana più coraggio nelle battaglie per i diritti e protestando per la tante, troppe timidezze di questi mesi.
In queste settimane sta nascendo in Italia Gaydem, un movimento di gay, lesbiche e transessuali per il Partito Democratico. L'idea non è nuova: il primo a lanciarla fu Franco Grillini ad ottobre del 2006 nel Convegno di Orvieto. Si tratta di una sfida importante, perché costringe tutti quanti, noi per primi, a rimettersi in gioco in nome di un progetto inedito, con l'obiettivo di attrarre entusiasmi nuovi e al tempo stesso di non disperdere alcuna delle forze già in campo. Gayleft intende aderire con forza e convinzione a questo nuovo progetto politico e intende farlo fin da subito, promuovendo in ognuna delle tante città italiane dove siamo presenti i comitati promotori di Gaydem. Lavoreremo per tenere assieme quanta più gente possibile in questo nuovo progetto provando a mettere da parte ogni tipo di personalismo. Per arrivare pronti a ottobre, quando, con lavvio del nuovo partito, parallelamente allo scioglimento dei Ds anche lesperienza di Gayleft terminerà, per dar vita ad un cantiere nuovo, più grande e più aperto al confronto, soprattutto con quante e quanti arrivano da percorsi politici diversi da chi, come noi, ha in questi anni vissuto la propria militanza allinterno dei Democratici di Sinistra. Anche perché Gaydem potrà funzionare solo se sapremo perseguire nei fatti il massimo di apertura. Non ci nascondiamo le difficoltà che dovremo affrontare e sappiamo quanto sia concreto il rischio che negli equilibri del futuro partito continuino a prevalere i veti dei teo-dem su ogni battaglia di libertà. Ma sappiamo anche quanto Veltroni, nel suo discorso di mercoledì scorso, abbia segnato una svolta profonda, segnalando con preoccupazione il crescere dellomofobia nella nostra società e indicando in una legge che riconosca «anche in Italia, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie... i diritti delle persone che si amano e convivono» una delle priorità programmatiche del nuovo partito. Non concordiamo con chi dice che si è trattato di un «discorso di buon senso» che merita poco più che la «sufficienza». Se certe scelte sono state indicate con quella chiarezza non è stato di certo casuale, ma è dovuto alla grande insofferenza che l'opinione pubblica laica di centrosinistra sta dimostrando da mesi rispetto alle incertezze di un governo claudicante ogni qualvolta si parla di diritti civili e di temi eticamente sensibili. È dovuto alla consapevolezza, che evidentemente Veltroni ha maturato, che quell'insofferenza meriti risposte chiare e che il nuovo Partito Democratico può, anzi deve essere lo strumento per costruirle quelle risposte. Naturalmente anche Veltroni, come tutti, andrà richiamato alla coerenza e al coraggio nei prossimi mesi, e bisognerà lavorare perché questa spinta di innovazione non si spenga presto di fronte all'insorgere di nuovi eventuali veti clericali. È per questo, principalmente per questo che noi questa sfida la vogliamo raccogliere: essere di sostegno alla speranza e di pungolo alla coerenza. Se ce la faremo o meno, però, dipenderà soprattutto da quante e da quanti, soprattutto non omosessuali, sapranno raccoglierla assieme a noi combattendo insieme.
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 16:07
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Comunicato stampa personale
Scrivo questo post a titolo personale e non a nome della Sg, con lo scopo di scusarmi per lacceso tono che ho utilizzato nel precedente comunicato. Volevo, infatti, porre le mie più sincere scuse ai compagni dei Giovani Comunisti. Li ho riempiti di offese ingiuste, tradendo persino gli ideali di cui mi sono sempre fatto portatore: il rispetto degli altri e delle loro opinioni. Ammetto che nel tentare di spiegare la mia disapprovazione ho utilizzato un linguaggio inadatto ed offensivo, preso dal nervosismo e dalla delusione: mi sono sentito preso in giro perchè ho creduto che mesi di lavoro alla creazione del collettivo fossero andati perduti; deluso perchè ho erroneamente avvertito lo scemare di tutto l'entusiasmo che aveva caratterizzato i giovani del centro-sinistra nel periodo pre-elettorale; ho sbagliato nellinterpretare le vostre parole considerandole sul piano personale e non politico. Ho tra l'altro sfogato questa rabbia in un modo di scrivere che non mi appartiene, in un modo di rivolgermi alle persone che stimo, che non è affatto mio; vi ho accusato di sentirvi superiori, in preda al rammarico, quando poi in realtà se davvero razionalmente così vi avessi considerato non sarei mai stato così interessato ad una collaborazione con voi.Insomma la mia condotta non è stata la più lodevole, nell utilizzare riferimenti a persone nel tentativo, invece, di esporre la mia opinione inerente allo scioglimento del collettivo, condivisa anche dalla sezione della Sinistra Giovanile. Le differenze politiche tra Sg e Gc ci sono eccome, ma diventa sempre più grande in me la voglia di dar maggior peso a ciò che ci accomuna e non a ciò che ci differenzia: in quelle tematiche a cui teniamo entrambi, come il destare interesse alla politica nei giovani piedimontesi, il recupero degli spazi sociali nella nostra città, la discussione sui diritti (la Sg nazionale parteciperà al Gay Pride), l'attenzione per quelle iniziative nazionali che teniamo a cuore come la legge contro la privatizzazione dell'acqua; la volontà di partecipare alla piena attuazione del programma di Piedimonte Democratica, e alla realizzazione di tanti altri progetti ancora, anche nel contesto scolastico. Infatti, spero che questa comunanza di idee si realizzi in ambito scolastico, in una futura collaborazione tra Studenti di sinistra e Sinistra in movimento, così come in ambito politico tra Sg e Gc. Con ciò non intendo dire che tra gli obiettivi di quello che sarebbe dovuto essere il collettivo, o di questi organi studenteschi, ci si debba limitare al problema della finestra rotta, come erroneamente trasparso dalle mie parole, e che, come ribadito già in precedenza anche da noi, è compito del comitato studentesco (sono stato rappresentante distituto al liceo e conosco bene quali siano le funzioni di tale organo studentesco!). Tra le attività di un collettivo, infatti, non si possono e non si devono escludere dibattiti politici e culturali, , ma bisogna, invece, considerare questi ultimi come oggetto di confronto per la crescita di ogni studente. E proprio da questa osservazione che è nata la mia delusione, dovuta alla vostra decisione nel porre un veto alla costruzione del collettivo a causa dellesistenza di divergenze ritenute inconciliabili. Pongo nuovamente le mie scuse a coloro che possano essersi sentiti offesi dalle mie parole, nella speranza di non aver leso lamicizia che ci lega ed il rispetto che ci contraddistingue.
Luca Mattei
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 21:38
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Alla fine del collettivo rispondiamo con Studenti di Sinistra
Apprendiamo con molto rammarico l'assurda decisione di sciogliere il collettivo studentesco "LiberiSpazi", nato dalla collaborazione tra Sinistra Giovanile e gc. La notizia giungendo come un fulmine a ciel sereno ci ha colti davvero impreparati; non pensavamo che l'incoerenza di coloro che si definiscono i veri "compagni" potesse giungere fino a tal punto. Le ragioni di tale scioglimento sarebbero, secondo loro, l'impossibilità di dialogo e di confronto tra loro e noi, che andiamo a costituire il futuro Partito Democratico. Non possiamo che denunciare la loro ristrettezza ideologica e mentale, perchè se da un punto di vista bisogna ammettere le probabili diversità di vedute su alcune tematiche, bisogna anche dire che, con lo scioglimento della collaborazione non si fa altro che andare ad abbattere le mura fondanti di quello che doveva essere il collettivo, rappresentate dal dialogo e dal rispetto reciproco. La collaborazione, soprattutto nell'ambito studentesco, era nata perchè le somiglianze di idee superavano di gran lunga le differenze tra Sinistra Giovanile e gc. Eppure, noi della Sg, fin dall'inizio sapevamo che quelle differenze avrebbero potuto trovare il loro dovuto spazio e decidemmo, quindi, di voler ribadire l'autonomia dal collettivo dell'organo studentesco "Studenti di Sinistra", che fa completo riferimento alla Sinistra Giovanile; esso è già affermato a livello nazionale e a conferma di ciò, bisogna sapere che l'attuale Segretario nazionale della Sinistra Giovanile, Raciti, era precedentemente alla sua elezione, portavoce nazionale di "Studenti di Sinistra"; quando, nel periodo delle riunioni volte a dar vita al collettivo, manifestammo la volontà di far rimanere attivo "Studenti di Sinistra", tale decisione fu vista come superflua, se non addirittura assurda, e forse non tutti possono saperne il motivo: allora, il collettivo fu inteso come un'organizzazione studentesca che, seppur originato da gruppi giovanili politici, sarebbe riuscito a consolidarsi nel tempo come super-partes, capace di accogliere dentro di se non solo studenti che facessero parte dei due organi politici sopra detti e altri, ma anche studenti che non facessero diretto riferimento o che non facessero militanza in politica; insomma tutti coloro che fossero stati d'accordo nel programma, nella linea d'azione del nascente collettivo. Questo è il principale motivo della nostra delusione a seguito di questa loro decisione: è come se fosse stato posto un veto non solo ideologico ma anche personale a noi della Sinistra Giovanile e implicitamente ai Giovani della Margherita. Nelle nostre riunioni in sezione abbiamo provato a chiederci il perchè di tale presa di posizione e siamo giunti a diverse conclusioni che tuttora crediamo vere: innanzitutto vorremmo tornare a "SDS"; c'è da dire che allora (all'epoca delle riunioni tra Sg e loro) i gc non avevano un'organizzazione studentesca che facesse diretto riferimento al loro partito; in seguito alle elezioni universitarie del CNSU hanno scoperto l'esistenza di "Sinistra in movimento", per cui ora, come è loro solito fare debbono dimostrare la loro completa autonomia in ogni aspetto: non c'è niente di male, in fondo; noi lo abbiamo fatto con SDS ma non avevamo certo rinunciato ad un dialogo e ad una collaborazione con loro, convinti che da una nostra unione avremmo potuto operare meglio nell'ambito studentesco. Ci è sembrato molto strano che questa decisione ufficiale sia stata presa all'indomani delle elezioni amministrative, i cui risultati hanno visto situazioni nettamente diverse nei due partiti; questa considerazione ci è venuto spontaneo collegarla alla decisione sul collettivo anche perchè il post del blog dei gc in cui rendono note le loro scelte, inizia proprio facendo riferimento ai risultati elettorali; ci è sembrato che loro avessero sentito una sorta di inferiorità rispetto ai DS che sono riusciti a far eleggere il primo consigliere della lista e rispetto alla Margherita che ha portato 7 consiglieri al Comune, più ovviamente il sindaco; ebbene noi non avevamo e non avvertiamo tuttora questa "inferiorità inconscia" tant'è vero che noi ragazzi della Sg abbiamo sperato fino all'ultimo per l'elezione del loro segretario, perchè consapevoli delle sue capacità e del suo impegno nella costruzione del programma elettorale di "Piedimonte Democratica" (ma ribadiamo che non è stato l'unico ad impegnarsi, come qualcuno di loro erroneamente crede). Loro, poi, fanno riferimento alla nostra decisione di andare a formare il futuro Partito Democratico; a tal proposito ci sarebbero molte cose da dire ma in questa sede cerchiamo di riassumere la nostra idea di quello che è e quello che sara il PD: esso nasce come "strumento del futuro" (e noi della Sg lo abbiamo ribadito come nel congresso cittadino), consapevoli che la società attuale senta il bisogno di affrontare tematiche nuove, impensabili davvero nei secoli e nei decenni precedenti; vogliamo guardare al futuro, senza perdere la nostra identità di sinistra, anche perchè chi lo dice che questo nuovo partito non sarà di sinistra? Sentiamo il bisogno di dover creare o perlomeno provare a creare con tutte le paure e le difficoltà una nuova istituzione che unisca gli animi laici e cattolici, riformisti, socialisti, ambientalisti, pacifisti, e quanti più altri del nostro paese, consapevoli che nella situazione in cui ci ritroviamo, l'attuale sinistra è debole (e la sconfitta socialista in Francia, a causa del mancato appoggio del centro cattolico, non fa altro che confermare questa esigenza, sentita anche nell'ambito europeo); vogliamo guardare al futuro per saper governare nel presente; il PD non sarà una sommatoria degli attuali DS e DL, ma sarà un partito nuovo, che guardi alle donne e ai giovani, che riprenda le nostre identità e le metta al servizio di una nuova creazione; non sentiamo l'esigenza di "rifondare" qualcosa che già in passato ha fallito; e lo vogliamo fare portando con noi tutte le nostre sensibilità democratiche e di sinistra; ecco perchè non ci sentiamo "neocentristi" o addirittura "neodemocristiani" come offensivamente e ignorantemente ci hanno definiti i gc, proprio perchè il PD non sarà una "rifondazione" del passato ma una NUOVA CREAZIONE nel presente e che guardi al futuro. Infine, la nostra breve esperienza politica, si è certamente arricchita dopo questa loro decisione, perchè ci hanno fatto comprendere chi sono davvero loro: lo abbiamo detto all'inizio, loro sono i "veri compagni", loro si sentono superiori a tutti, persino a coloro con cui hanno condiviso una estenuante campagna elettorale, con cui sono riusciti a far eleggere Prodi nel governo nazionale; loro credono di essere i "più bravi" sia a destra che a sinistra; proprio loro che forse dimenticano di saper governare, pronti ad essere contro tutto e tutti: già ora c'è chi tra di loro è pronto a criticare l'attuale consiglio comunale e l'attuazione di quel programma che stesso loro hanno contribuito a creare, e questo soltanto perchè loro non ce l'hanno fatta a salire; ci sembra di rivivere quell'aria che si respirava all'interno dei DS nelle precedenti elezioni, quando a causa di dissidi interni, non riuscimmo a far eleggere il nostro candidato; da allora, siamo riusciti a riemergere, a far comprendere e condividere la nostra voce, la nostra voglia di impegnarci per Piedimonte, le nostre idee per la crescita della nostra città; e forse lo abbiamo fatto anche egregiamente, alla luce dei risultati elettorali. Noi della Sg non possiamo far altro che augurarvi lo stesso percorso; non rinunciamo al dialogo e ad eventuali collaborazioni future, ma lo faremo sicuramente, conoscendovi meglio, guardandovi con occhi diversi, per quello che siete o fantomaticamente credete di essere. Dal nostro canto, continuiamo la nostra esperienza politica e studentesca con le nostre idee, i nostri programmi con la Sinistra Giovanile e con Studenti di Sinistra, che chissà forse cambierà anche essa presa dal nuovo spirito del Partito Democratico; tra l'altro esperienze studentesche con i giovani della Margherita già ci hanno portato ad alcuni successi, proprio nelle elezioni del CNSU, di cui si parlava prima, in cui si sono presentate le liste "UDU-Liste Democratiche-Liste di Sinistra". Noi proseguiamo con la notra organizzazione studentesca, consapevoli che ci sia molto lavoro da fare e impegno da profondere anche nell'ambito studentesco; lo stiamo già facendo, cominciando a considerare i nostri programmi e i nostri sogni; e teniamo a ribadirlo: vogliamo farlo senza rinunciare al dialogo con voi, come sembra invece, voi abbiate voluto fare, consapevoli che insieme possiamo fare qualcosa in più per i giovani e per gli studenti di Piedimonte e dintorni. Infine vogliamo augurarvi un sincero in bocca al lupo per le vostre battaglie politiche; sappiamo che un giorno ci rincontreremo, considerando anche l'amicizia che ci lega, nonostante le divergenze politiche, con la speranza che questa non se ne sia uscita lesa con queste decisioni "unicamente" politiche. W il dialogo, W la democrazia!
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 09:34
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Grazie a tutti voi!
347 volte grazie!!!
Il nostro candidato Costantino Leuci è risultato il primo eletto nella lista vincente "Piedimonte Democratica"!
La Sinistra Giovanile ringrazia tutti le elettrici e gli elettori che hanno dato fiducia al nostro lavoro e al nostro sindaco Vincenzo Cappello!
Ora ci aspetta un duro lavoro per cominciare a far crescere Piedimonte! Siamo sicuri di essere in ottime mani!
La Sg di Piedimonte vuole partecipare a questa crescita impegnandosi negli obiettivi (e non solo in quelli) da noi proposti nel programma di "Piedimonte Democratica".
Grazie ancora a tutti voi!
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 15:02
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La "vera" verità sul Ritalin
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Ritalin, farmaco molto pericoloso: vendita sospesa in Italia dal 1989, la multinazionale che lo produce è pronto a distribuirlo daccapo!
Questa è lennesima storiaccia che chiama in causa la Sanità gestita sino all'anno scors dal centrodestra: prima linquisito (per mazzette) prof. Sirchia e poi dal non meno discusso Storace. Si tratta del ritiro prima e poi del tentativo di registrare daccapo un farmaco pericolosissimo, il Ritalin, adoperato, soprattutto in Usa e in molti altri paesi ma sino al 1989 anche in Italia, per curare bambini e adolescenti (ma certi medici farabutti dAmerica giungono a prescrivere questo farmaco anche ai lattanti) con disturbi di attenzione con o senza iperattività. La molecola base di questo eccitante è una vera e propria droga: il metilfenidato.
In realtà lefficacia del Ritalin si è dimostrata da molti anni fallimentare: una ricerca condotta proprio negli Stati Uniti già nel 1971 aveva documentato gli effetti di questo farmaco sui bambini: ribellismo, guai con la polizia, bocciature a scuola, difficoltà di lettura, incapacità a stare seduti a studiare, problemi di disciplina, minacce di uccidere i genitori, ecc. Risultato (1995): lufficio per il controllo dei narcotici dellOrganizzazione mondiale della sanità aveva deplorato luso del Ritalin in Usa dove si smercia il 90% di questa medicina prodotta e venduta nel mondo dalla Novartis, il colosso farmaceutico svizzero nato nel 1997 dalla fusione tra Sandoz e Ciba-Geigy. Di più: uno studio del Giornale canadese di psichiatria (1999) aveva accertato che una parte almeno di un gruppo di bambini trattati col Ritalin per deficit/disturbi dellattenzione aveva mostrato sintomi psicotici poi spariti appena il trattamento era cessato.
In effetti il Ritalin (inserito in Italia nella fascia dei cosiddetti farmaci di abuso ed incluso nella tabella 1 degli stupefacenti: come dire che deve essere usato eccezionalmente e sotto stretto controllo) era utilizzato già negli Anni Sessanta cpme droga da alcune comunità di hippies; è ancora oggi al centro di un fiorente mercato nero come stimolatore e negli Usa è tuttora la droga più diffusa tra gli adolescenti. Ancora: il Comitato olimpico internazionale ne ha bandito luso. La sua commercializzazione in Italia era stata sospesa in Italia già nel 1989.
Se questa è la premessa, sentite ora il seguito. Un giorno (siamo agli sgoccioli della gestione Sirchia-Storace del ministero della Salute) sul sito di questo dicastero appare una notizia: Visto il ruolo del metilfenidato nel trattamento dello Adhd (la patologia dei disturbi dellattenzione, ndr), lelevata incidenza di questa manifestazione in età pre-adolescenziale e lassenza dal mercato nazionale di farmaci alternativi, la Commissione unica del farmaco e il Dipartimento del farmaco del ministero della Salute, in un incontro hanno invitato la Novartis, attuale titolare del Ritalin, a presentare richiesta per la registrazione del farmaco e la sua commercializzazione in Italia. E figuriamoci se la Novartis si è lasciata scappare loccasione: piena disponibilità, la sua,ad una rapida registrazione e commercializzazione del farmaco!
La storiaccia non è sfuggita a Daniela Dioguardi, deputata di Rifondazione, che ha firmato uninterrogazione alla ministra della Salute, Livia Turco. Nel riferire tutto quel che abbiamo già riassunto, e nellaggiungere che appena qualche mese fa la commissione britannica che ha il compito di esprimere un parere sulle questioni scientifiche di interesse nazionale bha inserito il principio-base del Ritalin nella classifica delle venti sostanze psicoattive più dannose (a fianco dellLsd e prima dellEcstasy!), Dioguardi chiede alla ministra se non ritenga che la ri-commercializzazione in Italia del Ritalin, a proposito del quale esiste una vastissima letteratura scientifica sui suoi effetti collaterali, sia immotivata e anzi dannosa per la salute del bambini e degli adolescenti del nostro paese.
A tal proposito invitiamo tutti a continuare la ricerca di informazioni andando sul file pdf http://www.giulemanidaibambini.org/stampa/glm_diconodinoi__299.pdf
tratto dalla rassegna stampa del Comitato "Giù le mani dai bambini"
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 22:28
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Il deputato di An accusa: quel parroco dà da mangiare a centinaia di immigrati senza accertare se siano clandestini!
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Che scandalo dar da mangiare agli affamati! E che sciagurato quel parroco (don Domenico Bedin, parrocchia SantAgostino, quartiere di via Krasnodar, Ferrara, Italia) che prima di distribuire pane e companatico non chiede allimmigrato se per caso sia clandestino! Insomma, al senatore Alberto Balboni, post (post?) fascista di An, non vanno giù molte cose di quel parroco e di quella parrocchia, e allora denuncia questa e quello ai ministri dellInterno e della Giustizia reclamando severe misure giudiziarie e di polizia. Spiacente, risponde il sottosegretario allInterno Marco Minniti: il parroco rispetta tanto alla lettera leggi e regolamenti sullimmigrazione che un procedimento penale instaurato a suo carico lanno scorso è stato persino archiviato per infondatezza della notizia di reato.
Ma seguiamola passo passo questa esemplare vicenda di razzismo e sciovinismo che ridicolizza chi se ne è fatto alfiere. Balboni parte da un dato non verificato: che nel quartiere di via Krasnodar ci sono tanti stranieri privi di permesso di soggiorno, che vivono di espedienti nella totale clandestinità e arrecando grave disagio alla popolazione residente. Poi la prima bordata a don Domenico: Questo nutrito gruppo di clandestini è aiutato e sostenuto dal parroco () che di recente, nel totale disprezzo della legge, ha persino deciso di ospitarne un buon numero allinterno della chiesa trasformando i locali della parrocchia in un dormitorio, per reclamare misure più umane di quelle previste dalla legge Bossi-Fini.
Basta? No, non basta affatto. Ché don Domenico è chiamato in causa anche come presidente dellAssociazione di volontariato Viale K (il cui compito è quello di assistere poveri e bisognosi) che, fatta salva la sintassi, distribuisce quotidianamente centinaia di pasti senza preoccuparsi che tra i beneficiari vi siano extracomunitari clandestini o, peggio, ricercati. E nonostante questo, il comune di Ferrara questa banda di amministratori spendaccioni ha elargito negli ultimi cinque anni ben 400mila euro allAssociazione Viale K! Insomma, si muova lautorità giudiziaria per accertare le responsabilità penali a carico di chi ospita e aiuta i clandestini presso la parrocchia e lAssociazione, e le forze di polizia adottino misure di prevenzione e di tutela dellordine pubblico per restituire ai cittadini residenti in viale Krasnodar la tranquillità e la sicurezza cui hanno diritto.
Il sottosegretario Minniti non si è voltato dallaltra parte. Ha interpellato, ciascuno per le proprie competenze, il prefetto di Ferrara, lamministrazione comunale e il ministero della Giustizia. Il risultato sono quasi due fitte pagine a stampa di risposta allagitatissimo senatore Balboni. Intanto, questa Associazione è un sodalizio privato di volontariato senza scopo di lucro (una Onlus, insomma) regolarmente iscritto nellapposito registro regionale dove risulta avere tutti i titoli per fornire assistenza a tutti coloro i quali, sia italiani che estracomunitari, vivono per motivi diversi in condizioni di particolare indigenza. Per questo lassociazione gestisce sei strutture di accoglienza, ma presto ce ne sarà una settima per donne sole e minori in affidamento; ha rapporti con le istituzioni pubbliche, e partecipa ad un progetto comunale (Dallassistenza allautonomia) grazie al quale alla Viale K viene erogato un contributo circa trecento euro al giorno a parziale copertura delle spese di assistenza sostenute. Anche così, nella canonica della parrocchia vengono ospitate venti persone senza dimora, vengono erogati duecento pasti al giorno e, in giorni prestabiliti, distribuiti viveri e vestiario agli indigenti.
Certo, qualcuno nel quartiere si lamenta, sia per la mancanza di senso civico di taluni dei frequentatori del centro, sia per lasserito aumento di episodi di microcriminalità di cui vengono ritenuti responsabili gli extracomunitari irregolari. Ma proprio don Domenico Bedin segnala regolarmente, come dispongono le norme in materia di immigrazione, la presenza degli ospiti alla questura di Ferrara che, informata, provvede nellimmediatezza alla verifica della posizione degli extracomunitari dando quindi attuazione alle misure giudiziario-amministrative di allontanamento dal territorio nazionale nei confronti dei clandestini. E infine, come sè già detto, se qualcuno ha cercato come ha cercato, eccome di incastrare don Domenico denunciandolo alla magistratura per favoreggiamento della immigrazione clandestina, gli è andata buca: il procedimento è stato archiviato dal Gip già un anno fa per infondatezza della notizia di reato, su conforme richiesta della procura della Repubblica di Ferrara. Contento della risposta il senatore post (post?) fascista? Certamente no: tutti comunisti, non solo il parroco ma anche il prefetto, i magistrati, gli amministratori
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 20:13
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Congresso DS...grande successo per la SG
Si è svolto alla comunità montana il Congresso dei DS, in cui si votavano le mozioni per il Partito Democratico, i delegati che devono rappresentare la sezione di Piedimonte Matese, al Congresso provinciale ed il nuovo direttivo della sezione.
La Sinistra Giovanile (presenti 9 tesserati su 10, un solo assente per motivi di studi universitari) ha votato all'unanimità per la Mozione Fassino, favorevole al Partito Democratico; grandi apprezzamenti tra i presenti a proposito degli interventi del Segretario Luca Mattei e dei compagni Francesco Ciaglia e Chiara Carluccio; in virtù di ciò la Sinistra Giovanile è riuscita ad ottenere la terza delega dei 3 delegati spettanti alla Sezione dei DS a Piedimonte, che doveva essere una quota rosa. A rappresentare quindi i DS di Piedimonte al Congresso provinciale del 30,31 marzo e 1 aprile a Caserta, ci sarà, oltre a Costantino Leuci e Giancarlo Bottone, anche una ragazza della SG, Giovanna Palomba.
Nella scelta dei componenti del nuovo direttivo dei DS, c'è da segnalare la presenza di Ivan Filetti, altro compagno della SG, oltre a quella di Luca Mattei, segretario della Sg, in cui entra di diritto.
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 17:46
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Parte "Attiva-Mente Giovani"
La Sinistra Giovanile, sezione di Piedimonte Matese, è lieta di presentarvi Attiva-mente Giovani, una serie di manifestazioni culturali e politiche, i cui protagonisti sono proprio i giovani. Il nostro obiettivo è dare la possibilità di esprimere la tua opinione, a proposito delle tematiche che ti balzano davanti agli occhi ogni giorno. Ascolteremo lesperienza di chi le vive quotidianamente ed insieme ne discuteremo per capirne qualcosa in più.
Il 4 febbraio abbiamo organizzato nell' Auditorium comunale a San Domenico
"Un treno per vivere, un film per ricordare"
C'è stato un dibattito a cui hanno partecipato:
Guido Vitiello, dottore in ricerca in Sociologia della Comunicazione e docente del seminario Cinema e Shoah alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dellUniversità La Sapienza
Michela Visone, giornalista Clarus,
Preside Domenico Loffreda,
La prof.ssa Anna Orsi, docente Liceo G.Galilei
Doveva esserci la proiezione del film "Train de vie" (per motivi tecnici non è stato possibile proiettarlo) di cui riportiamo la trama e la locandina:
Uno shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell' Europa dell'Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un' idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L'impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un'agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l'Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt'uno. E perché per la parte del matto fu inviato il copione a Benigni. Non vogliamo parlare di plagio, ma di ispirazione forse sì..

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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 17:36
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Dibattito della SG a Valle Agricola
Valle Agricola - L'incontro si è svolto presso l'aula consiliare. Presenti Costantino Leuci e Ubaldo Greco
Giovani e Politica, dibattito della Sg
Nei giorni scorsi (28 dicembre n.d.r.) si è scorso a Valle Agricola, all'interno dell'aula consiliare, una manifestazione promossa dalla Sinistra Giovanile di Piedimonte Matese e di tutto il territorio matesino, sul tema: "I giovani la politica nel nostro territorio". A dibattere sull'interessante argomento è intervenuto Luca Mattei, Segretario Sg di Piedimonte, che ha presentato la neonata sezione illustrando il perchè della costituzione e il programma per i prossimi mesi, che vedrà la messa in cantiere di un convegno sulla Giornata della Memoria, un'iniziativa su precarietà e lavoro nero nel nostro territorio, ma anche un incontro sui temi della politica estera. ha portato il proprio contributo anche Annamaria Cimino, tesserata Sg di Piedimonte, Giovanni Pezzullo, vice-sindaco di Valle Agricola, Giuseppe Di Gregorio, Segretario provinciale SG; è inoltre intervenuto Costantino Leuci, della sezione DS di Piedimonte Matese, che ha tenuto il suo intervento sulla necessità per la politica nazionale e locale di dare ascolto reale ai giovani, alle loro istanze, ma anche ai loro linguaggi nuovi e alle diverse forme di partecipazione politica, per coniugare in maniera efficace e credibile i valori tradizionale della Sinistra -giustizia, libertà, diritti, solidarietà- e per fare uscire la politica dall'autoreferenzialità e dalla gerentocrazia, anche nel nostro territorio e soprattutto come carica innovativa da portare nel futuro Partito Democratico. Non poteva mancare infine, all'incontro, il segretario provinciale dei DS Ubaldo Greco. Ha moderato il dibattito Pasquale Cusano, sezione DS Valle Agricola.
(Giovanni Di Dario)
tratto da "Il Giornale di Caserta" del 30 dicembre 2006
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 12:49
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scusate il ritardo!
Scusate il ritardo! era proprio un sacco di tempo che non aggiornavamo il nostro blog! L'ultimo post sarà forse datato dicembre! Da allora molte cose sono successe e finalmente abbiamo trovato un po' di tempo per raccontarvi tutto! Iniziamo subito da Valle Agricola...
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 12:17
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Commentate, commentate, commentate...ma fatelo nel posto giusto!
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 21:22
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Gli ultimi eventi!
Care compagne, cari compagni,
trovo finalmente un po' di tempo per tenervi aggiornati, voi che ci seguite dal web e non solo!
Comincio a dirvi che ormai la nostra sezione inizia a diventare un buon punto di incontro per i single in cerca dell'anima gemella nonchè punto di rafforzamento per coppie già consolidate!(Tesò/riera Ti Amo!).
Non badate all'ultimo articolo di questo blog perché ormai è terminato il periodo di tesseramento per il 2006, ma vi aspettiamo sempre più numerosi per il 2007!
Purtroppo stiamo subendo le vicessitudini che stanno caratterizzando da un punto di vista amministrativo la nostra città; vi faccio un breve resoconto: uno dei nostri principali obiettivi era la costituzione della Consulta Giovanile per cui fu presentata e protocollata la richiesta al sindaco Musto; quest'ultimo il giorno dopo aver protocollato la richiesta fa uscire un comunicato stampa nel quale affermava la sua posizione, in quei giorni duramente criticata; il giorno dopo rassegna le dimissioni; nelle ultime ore dell'ultimo giorno previsto per ritirarle...le ritira! Dopo un po' di tempo si dimettono tutti i consiglieri e cade definitivamente l'amministrazione Musto...a questo punto credo che parleremo di Consulta Giovanile soltanto dopo le prossime elezioni che ci saranno in primavera con la speranza di poterne parlare con qualcuno a noi vicino...
Nel frattempo sabato scorso non c'è stato l'incontro con il segretario provinciale della Sg ed il coordinatore provinciale di Sds, incontro che credo sarà effettuato nella prossima riunione di sabato 16 dicembre.
Inoltre un altro compagno si è aggiunto al nostro gruppo con cui potremo allargare i nostri interessi scolastici e territoriale...un benvenuto da parte di tutta la nostra sezione a Italo!
Compagni per ora questo è tutto...vi ricordo infine di portare i soldi per le spese che abbiamo effettuato (7 per i tesserati e 3 per i simpatizzanti).
L'incontro è quindi fissato come al solito alle 16:30 di Sabato...
A presto...e come al solito vi raccomando siate numerosi!
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scritto da Sinistra Giovanile alle ore 21:15
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